“Se pensi in maniera ordinaria, farai solo cose normali. Se vuoi fare cose straordinarie devi pensare in maniera straordinaria.”

“ah…se tornassi indietro. Oh se solo potessi potessi tornare a quella data…”
Frasi che un po’ tutti, prima o poi, si ritrovano a pensare per i motivi più disparati. Lasciamo stare il continuum spazio‑temporale, altrimenti si apre il solito dibattito sugli effetti incontrollabili del cambiare gli eventi del passato. Ma anch’io, più volte, ho avuto in testa una frase di questo tipo. “Se avessi fatto questo o quello, se quel giorno non avesse piovuto. Se quella sera fossi stato più calmo…” Insomma di situazioni ce ne sarebbero a decine a volerci pensare. Ho raggiunto una pace interiore che mi fa sentire una persona equilibrata e da un momento in poi di questo viaggio tutto ha preso una forma che non cambierei in nessun modo e per lo stesso motivo, guardando indietro e vedendo tutti i tasselli incastrati in maniera perfetta per farmi essere dove sono, oggi possi ripetere in maniera convinta e lucida che lascerei tutto esattamente come è stato.
Quella però è la visione troppo legata al concetto fortemente relativistico insegnato dell’eminente Prof. Doc Emmet Brown secondo il quale non va toccato nulla del mosaico che ci lasciamo alle spalle. Se pero volessi prendermi un po’ alla leggera, anzi diciamo solamente un po’ meno sul serio, e decidessi di muovermi tra le maglie del tempo con un po’ più di fantasia e meno bigotto preconcetto, ho ben chiaro in quale momento del passato mi trasporterei e senza divagare troppo quindi su scenari relativistici, mi proietterei sullo scenario che ho frequentemente costruito nella mia immaginazione e che mi porta nel 1973. Se potessi fare un viaggio in dietro, andrei in cerca del giovane “mio padre”, diciottenne nel 1973 per dirgli: “quando comprerai casa, o quando la cambierai, ricordati sempre che ci deve essere un garage. E che sia spazioso.” Glielo trasmetterei con enfasi mistica per attirare la sua attenzione con qualche scenario che lo convinca davvero, che gli faccia capire che è fondamentale e che va fatto e basta.
Tutto comincia lì.

Un luogo che nessun architetto definirebbe “ispirante”, ma per alcune menti, come la mia, un garage è “il tempio”, luogo di culto e di pensiero dell’inventare, fare, costruire. Una lampadina tremolante appesa a un filo scoperto, la polvere che si posa sugli scaffali pieni del nulla di tutto, una porta sporcata dal tempo che affaccia su un piazzaletto. La porta è grande quanto basta per portare dentro idee in piccoli pezzi e assemblarle per fare uscire grandi realizzazioni, quelle che quando sei bambino, poi ragazzo, poi uomo, sogni e pensi che cambieranno il mondo.
Quell’odore di olio e cartone umido e vernici. Sembra scontato, anzi ai limiti dello sciocco, tuttavia sono convinto che se l’America ha sempre avuto ruolo di trainer nella tecnologia informatica e del software è perche in America ci sono più garage che nel resto del mondo. È in posti così che Jobs e Wozniak assemblavano l’Apple I, fondando un pilastro del futuro dell’economia e della tecnologia; i puristi direbbero che è stato Wozniak ad assemblare tutto e Job a costruirgli una legenda intorno. Le varie biografie sarebbero parzialmente d’accordo ed in disaccordo su più o meno tutto. Ancora è in un garage che Gates e Allen, circondati da cavi aggrovigliati e lattine vuote (è l’immagine che ho nella mente), scrivevano il codice che avrebbe cambiato il destino dell’informatica con Dos e Windows. Page e Brin trasformavano un motore di ricerca improvvisato in Google e Bezos impilava scatole di libri senza immaginare che stava costruendo un impero globale. Che dire poi di Walt Disney che animava i suoi primi sogni nel garage dello zio, mentre Hewlett e Packard, e persino i ragazzi della Harley-Davidson, modellavano il loro futuro con le mani sporche di grasso e speranza. Mettiamola come vogliamo ma una parte del mondo conosciuto che ha partecipato fortemente ed intensamente al cambiamento ed allo sviluppo di questa era è dato dalle poche aziende citate sopra e che avevano un garage “per fare cose”. Di molte non se ne sa una storia, di altre se ne improvvisa una fino alla divulgazione di una ufficiale che sia di successo e autorizzata. Resta di fatto che il garage è stata la fucina di idee e luogo di assemblaggio di opportunità più o meno di successo. Adesso qualcuno penserà “ma dai possibile tutto i America ?”. Appresso l’elenco esteso dei linguaggi di programmazione e o sistemi operativi divisi per anno e luogo di nascita. Noterai che quanto dico non è cosi lontano dalla realtà.
Anni ’50–’60
- Fortran (1954–56) – John Backus, IBM, New York (USA)
- Lisp (1958) – John McCarthy, MIT, Massachusetts (USA)
- COBOL (1959) – Grace Hopper + CODASYL, USA
- ALGOL (1958–60) – Comitato europeo/americano, Europa + USA
- BASIC (1964) – John Kemeny e Thomas Kurtz, Dartmouth College (USA)
Anni ’70
- C (1972) – Dennis Ritchie, Bell Labs, New Jersey (USA)
- Prolog (1972) – Alain Colmerauer, Marsiglia (Francia)
- Smalltalk (1972) – Alan Kay, Adele Goldberg, Xerox PARC, California (USA)
- SQL (1974) – Donald Chamberlin e Raymond Boyce, IBM, California (USA)
- Pascal (1970) – Niklaus Wirth, Svizzera
Anni ’80
- Ada (1980) – Jean Ichbiah, Francia (per il Dipartimento della Difesa USA)
- C++ (1983) – Bjarne Stroustrup, Bell Labs, New Jersey (USA)
- Objective‑C (1984) – Brad Cox, USA
- Perl (1987) – Larry Wall, USA
- Erlang (1986) – Joe Armstrong, Ericsson, Svezia
Anni ’90
- Haskell (1990) – Comitato accademico internazionale (USA + Europa)
- Python (1991) – Guido van Rossum, CWI, Amsterdam (Paesi Bassi)
- Ruby (1995) – Yukihiro Matsumoto, Giappone
- PHP (1995) – Rasmus Lerdorf, Canada
- Java (1995) – James Gosling, Sun Microsystems, California (USA)
- JavaScript (1995) – Brendan Eich, Netscape, California (USA)
- R (1995) – Ross Ihaka e Robert Gentleman, Nuova Zelanda
- Lua (1993) – Roberto Ierusalimschy, Brasile
Anni 2000
- C# (2000) – Anders Hejlsberg, Microsoft, Redmond (USA)
- Scala (2003) – Martin Odersky, Svizzera
- F# (2005) – Don Syme, Microsoft Research, Cambridge (UK)
- Swift (2014) – Chris Lattner, Apple, California (USA)
Anni 2010 a oggi
- Go (2009) – Griesemer, Pike, Thompson, Google, California (USA)
- Rust (2010) – Graydon Hoare, Mozilla, USA
- Kotlin (2011) – JetBrains, Repubblica Ceca / Russia
- Julia (2012) – Jeff Bezanson, Stefan Karpinski, MIT (USA)
- Elixir (2011) – José Valim, Brasile
Nel tempo mi sono chiesto tante volte, come mai se inventano un linguaggio di programmazione, lo inventano in America. Anche se la cosa non è del tutto sempre vera, di sicuro la maggior parte delle volte è stato cosi, basta dare una sbirciata all’elenco di sopra. E comunque se sei pensa che i principali sistemi operativi sono nati negli States, ed il core di ogni sistema operativo è scritto comunque pur sempre in inglese…beh traetene le conclusioni. Negli anni successivi, con ciò che è stato inventato, gli stessi States si sono resi trainer di quel mondo fino a inficiare pesantemente sull’economia del Pianeta Terra.
Non che tutti siano nati necessariamente in un garage, di sicuro nel tempo sono stati ideati e accettati ambiti più confortevoli, tuttavia il garage ha sempre avuto un ruolo che spaziava dal discreto all’importante.
Ho avuto il mio primo garage a 38 anni, e prima di allora nonostante non mancasse spazio nelle case in cui ho vissuto mi è sempre mancato qualcosa che ho sempre fortemente desiderato. Forse è per questo che una nostalgia strana, quasi ingiustificata per qualcosa che non ho vissuto, si faceva viva ogni tanto come a ricordarmi che ne avessi bisogno. Il tempo, l’esperienza, questa visione mia delle vicende che hanno caratterizzato la mia epoca, mi hanno portato a vedere un garage non un luogo, bensì un simbolo di creatività, spazio personale e opportunità e a costruire l’ironica convinzione che in Italia non ci siano o non ci siano stati abbastanza garage per forgiare la tempra di giovani pionieri e dare sfogo alle loro fantasie. E non bastava neanche avere un garage si si pensa che magari solo un garage su un milione ospita le menti giuste perchè nelle sue viscere venissero partorite le idee giuste come è successo a Seattle in quel 1968.
Grazie del tuo tempo
L.C.



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