
Tanto tempo fa, sembra la scritta che scorre all’inizio di un film, si tenne un corso aziendale a cui partecipai con curiosità ed elevate aspettative. Il corso era incentrato sul coaching per manager. Un’esperienza in cui ti viene insegnato come approcciare il variegato compito di gestire persone nel modo il più possibile “vicino al giusto”.
Devo ammettere che ho imparato tante cose sulle persone, in generale si sono sbloccati punti di vista nuovi. A prescindere da quanto bello o brutto, giusto o sbagliato comunque se ne esce più ricchi di prima. Nel complesso ti porti a casa idee, concetti, spunti di miglioramento e una certa quantità di frasi fatte che come piccoli assiomi ti si installano nella testa in modalità “upgrade a nuova versione”. Alcune sono affermazioni che mi sono concesso il lusso di riqualificare nel tempo. E nel tempo sto confermando a me stesso che lo studio e l’approccio accademico sono sempre una parte della migliore soluzione ad un problema. Poi ci sono quelle tre o quattro affermazioni che poni nell’olimpo delle convinzioni e a cui permetti di camminare avanti a far luce nei territori inesplorati della vita. Per vita intendo quel posto nel tempo in cui il mio esistere ha incrociato l’esistere degli altri e che nella sua essenza è fatta di privato, di personale, di famiglia, e anche lavoro.
Generalizzare non fa bene al Generale
Uno di questi, chiamiamoli “principi”, si concretizza in una affermazione che suona cosi “elimina le generalizzazioni”. Chiaramente corre l’obbligo di fare qualche esempio.
Partiamo dalla vita privata in cui c’è una famiglia con dei figli, la moglie, i gatti, gli amici, i gechi, eccetera. E’ frequente allentare la morsa sul linguaggio soprattutto nell’ambiente familiare dove ci si sente più liberi di essere. E perché no, anche di usare un po’ del famoso “scatto alla risposta”. Una delle affermazioni che più frequentemente facciamo e che rientra nelle generalizzazioni è “Non mi capisci mai“, e forse è una delle più classiche. Tendiamo a riconoscere come ricorrente un atteggiamento che in quel momento ci appare irritante. Non ha senso la frase stessa, affermare che una persona non ti capisca mai significa che qualunque cosa tu dica in qualunque momento, chi è dall’altra parte non ne percepisca il significato. Non può chiaramente essere vero. E’ la percezione fortemente emotiva del momento che, legata ad abitudini nella conversazione con una persona in particolare, scatena fenomeni di pancia e ci porta a classificare la comprensione ed il grado di empatia di chi è dall’altra parte come “inabile a capirci”.
Un altra è “Tu fai/sei sempre così!”.
Frasi come questa (spesso dette in momenti di tensione) trasformano un comportamento specifico in un’etichetta permanente. Siamo tutti un meraviglioso e complesso insieme di emozioni, considerazioni e comportamenti sempre tanto diversi. E’ quindi inadatto affermare che si “è sempre” in un solo modo.
Migrando verso il confine vita/lavoro poi ce ne sono di interessanti. Bellissima “mai una volta che mi vada bene!!“. Ora, non so che vita fai tu che leggi, ma se ci pensi, già ogni mattina che apri gli occhietti ti è andata bene. Ogni volta che scendi intero da una auto o che torni a casa dopo una passeggiata in montagna, ti è andata bene. Ogni volta che esci dall’acqua dopo aver fatto un bagno al mare o in piscina, ti è andata bene. Forse sembra esagerato, tuttavia il messaggio profondo è che diamo per scontato cosi tante cose nella vita quotidiana, che non siamo più capaci di guardare le 1000 che vanno bene. Ci soffermiamo così sull’unica che ci ha dato un intoppo.
Passato il confine ci troviamo nella seconda vita, quella lavorativa.
Un manager guida un gruppo al successo come un generale guida un’armata alla vittoria. Il manager è uno e il suo comportamento è sotto la lente sempre. Generalizzare non fa bene a casa, e anche con i colleghi c’è di cui fare una riflessione.
Frequente e non del tutto classica “Nessuno che si interessa a quello che fa!” Magari uno o due collaboratori hanno mostrato poca iniziativa, tuttavia estendere il giudizio a tutto il team può minare la fiducia, la motivazione e non solo. Se ci tieni ad essere un buon “Generale” ricordati che i tuoi collaboratori ci tengono al fatto che chi li guida sappia riconoscere il valore delle persone e lo sappia gestire.
Le generalizzazioni sono scorciatoie mentali che usiamo per semplificare la realtà, e che spesso ci portano a giudizi ingiusti o inefficaci e peggio del peggio spesso inappropriati o fuori contesto. Se non si diventa bravi ad individuarli e correggerli, si finisce molto di frequente, talvolta davvero troppo di frequente, ad utilizzarli in maniera indiscriminata. Di esempi ce ne sono davvero infiniti basta rifletterci un po’.
Questo atteggiamento comporta un auto condizionamento verso le nostre affermazioni, ci conduce lentamente in una direzione scomoda e buia e si finisce per essere etichettati come lamentosi o recriminanti. Col tempo le conseguenze diventano inevitabili sia che si tratti di vita lavorativa e sia che si tratti di ambiti personali.
E aspettati…e andrà bene!
Tra le “famose affermazioni”, quella che mi ha cambiato piacevolmente il modo di vedere le cose e vivere è “porta le aspettative a zero non resterai mai deluso”.
Il concetto è potente, è breve e appare scontato e forse anche poco positivo. Tuttavia citare a se stessi la frase è semplice, applicare il concetto nel modo giusto invece richiede esercizio, interpretazione del contesto, attenzione e pazienza.
Gia pazienza, perché affidare compiti e posizionare sempre l’aspettativa a zero, può significare mettersi in condizioni di non aspettarsi mai nulla di buono, e non puo funzionare così. Oppure se te lo aspetti, e non arriva ti dici “vabeh, tanto non mi aspettavo nulla, inutile rimanerci male” e non puo funzionare neanche cosi. Tieni bene a mente che comunque bisogna gestire la motivazione e la voglia di fare delle persone portandoli a migliorare e fare in modo che siano costantemente in cerca della crescita professionale e personale.
Quindi ” aspettativa cauta e non restarci male” deve essere semplicemente il trattamento corretto che riserviamo alla nostra salute evitando di scommettere su sensazioni, emozioni e senso di aspettativa verso qualcosa che non sai in che modo accadrà. Quindi se in questo momento ti stai formulando la domanda “e quindi? non devo aspettarmi nulla ma non devo non aspettarmi nulla?” la mia risposta è con un esempio.
Commissiona un lavoro ad un tuo collaboratore, aspetta il risultato, e ciò che ti arriva, semplicemente, per te “andrà bene!“. Anche se… non è proprio quello che avresti voluto come risultato.
Poi lavora sul sistemare “insieme” portando il risultato da dove è a dove lo volevi. I vantaggi saranno stati molteplici, ad esempio oltre un senso di aspettativa “salvo”, hai valorizzato un collaboratore con il tuo “va bene”; hai lavorato con lui e quindi rinsaldato un rapporto; hai imparato a conoscere di più un tuo collaboratore, e magari la prossima volta il tuo set di istruzioni sarà più completo e performante, quindi, otterrai di più; hai permesso ad un tuo collaboratore di comprendere meglio in che modo tu chiedi le cose, a beneficio della prossima richiesta; infine e non ultimo, hai ottenuto il risultato che volevi e nessuno è stato male.
Torniamo agli spazi personali. Perché mi ha cambiato il modo di vivere? Beh mi spiego. Azzerare le aspettative, se lo si fa con un giusto equilibrio, riduce le delusioni anche nelle piccole cose quotidiane dal breve al lunghissimo termine. E’ giusto un po’ diverso dall’ambito lavorativo, ma siamo li. Per spiegarmi con più chiarezza uso il solito esempio.
Vivo in campagna felice come un goloso in una pasticceria. La vita in campagna è fatta di stagioni, di pazienza, dei momenti del fare e delle pianificazioni che si sciolgono sotto l’acqua di una inattesa giornata di pioggia.
E’ cosi che programmi, per dirne una, la raccolta delle olive, prendi le ferie, recuperi le reti, gli arnesi, prepari tutto e scopri che all’ufficio previsioni meteo è il turno di quello che, beh… diciamo che ha iniziato da poco il tirocinio. In conclusione ti becchi tre giorni di pioggia. Come sopravvivi? Le aspettative erano gia a zero. E, come imparato sul lavoro, trasformi un problema in una risorsa e trascorri tre giorni ad alto valore con tua moglie e i tuoi figli e magari metti ordine nel garage dove gli attrezzi ti guardano passare e ripassare per intere settimane senza mai essere degnati di uno sguardo intenzionato, anche solo per finta, a metterteli in ordine.
Non ci ho messo proprio 50 primavere a scoprire queste semplici regole per vivere meglio. Però so per certo che sono arrivato a 50 primavere quest’anno e se mi guardo dentro mi sento un uomo felice ed equilibrato anche se oberato praticamente da tutto.
E sai che c’è? Va bene così.
Essere oberati non è sempre una condanna. A volte è il segno che la vita ci ha scelto come protagonisti, non come comparse. Che ci sono persone che contano su di noi, progetti che ci coinvolgono, sogni che ci tengono svegli. E se ogni tanto ci sentiamo schiacciati, forse è solo il peso della responsabilità che ci ricorda che stiamo costruendo qualcosa, che appunto, ha un peso, che vale. Azzerare le aspettative non significa smettere di sognare. Significa smettere di pretendere che tutto vada secondo i nostri piani, e iniziare a godere di ciò che accade comunque. È un modo per lasciare spazio alla gratitudine dell’essere presenti, alla bellezza e alla sorpresa delle cose che non avevamo previsto.
Come quando piove e invece di imprecare, ti ritrovi a ridere con tua moglie, a giocare con i figli, a dare dignità a quegli attrezzi dimenticati. E capisci che forse quel garage disordinato è più sincero di tanti piani ben riusciti. La verità è che la vita non si lascia incasellare. Non è un foglio Excel, non è una timeline perfetta. È un campo da coltivare, un sentiero da esplorare, una storia da raccontare. E se impariamo a togliere le etichette, le generalizzazioni e le aspettative rigide, forse ci accorgiamo che stiamo già vivendo meglio di quanto pensassimo. E se la vita è fatta di stagioni, allora io mi tengo stretta anche la pioggia. Perché in ogni goccia c’è un’occasione per rallentare, riflettere, amare e magari mettere finalmente in ordine quel garage.
E se ci ho capito qualcosa e il segreto è anche questo, lo condivido volentieri: smetti di aspettarti che tutto sia perfetto. Inizia a notare quello che già lo è.
Grazie del tuo tempo
L.C.



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