secondo me…

Quando il mio figlio, oggi diciassettenne, aveva 4 anni, aveva la fissa per le gru.
“Papà costruiamo una gru?”
La mia risposta da (discutibile) padre era sempre la stessa: “portami un progetto prima e poi la costruiamo insieme”.
Sempre il discutibile padre desiderava partire dall’irrealizzabilità del progetto, visto che il figlioletto ne voleva costruire una alta 30 metri, per poi condurlo all’idea che se pur tutto parte da un obiettivo, “un progetto” è quanto occorre per raggiungerlo.
Non credo di essere mai riuscito a trasmettere il senso di quella mia richiesta, anche quando gli spiegai ben bene cosa fosse un progetto e a cosa serviva. Per quanto mi sforzassi in quella testolina di 4 anni non attecchiva il concetto che per fare bene qualcosa fosse fondamentale un progetto.
Mi sarebbe bastata la dimostrazione di un foglio di carta con 4 segni a matita, come se questo bastasse a giustificare la mia incapacità di comprenderlo. Non era lui ad essere un bimbo megalomane, lui si comportava egregiamente da bimbo. Ero io a volerlo stupidamente più responsabile di quanto avesse il dovere di essere a 4 anni.
L’universo mi ha dato una seconda occasione di essere ancora padre a distanza di diversi anni. L’unica responsabilità che so di avere oggi come padre è di non frenare la creatività dei miei figli impostando loro i complessi limiti dell’essere adulti.
Il progetto: visione, direzione, azione
Fuori dalle mura di casa, e dalle dinamiche familiari, si vive la seconda vita, quella che tenta di rubare il tempo a tutto. La vita lavorativa.
La parola proiectum, dal latino, significa letteralmente “gettare avanti”.
Nel tempo, questo significato si è intrecciato — almeno secondo la mia esperienza — con quello di “proiezione”, come in geometria: un modo per rappresentare su un piano ciò che si trova altrove, in uno spazio più ampio. Ecco allora che il progetto diventa una proiezione scritta del futuro: un documento, una traccia, una visione concreta di ciò che sarà realizzato, messo in opera, portato in essere.
Questa definizione, per quanto personale, non si discosta dalle accademiche definizioni di Progetto. Tuttavia per me è qualcosa di più: è il distillato di anni di esperienza, studio, osservazione. È ciò che ho imparato sul campo, ben oltre le certificazioni. Il progetto non è solo un documento: è la direzione che diamo all’azione, il ponte tra l’intenzione e il risultato.
Sul lavoro, soprattutto se lavori in un campo in cui i le dinamiche sono molteplici, i clienti diversi ed i risultati attesi sono la linfa del Business, lavorare con progetti non è solo utile, “è fondamentale!“.
Un progetto è Fondamentale o Necessario?
Direi che “necessario” è un termine troppo assolutistico che eleva concetti di obbligatorietà. Come tutto ciò che è obbligatorio, puo verificarsi e volgere verso una direzione anche in totale assenza di responsabilità e/o trascinamento verso ciò che si fa.
Invece “Fondamentale” porta il concetto su un altro piano che ispira a capire che il successo di una impresa deriva da quanto bene si progetta il modo in cui se ne raggiunge l’obiettivo. Un progetto non è un passaggio burocratico da spuntare. È il primo atto creativo e strategico verso il successo. Pensare che “una volta scritto il progetto, il lavoro è fatto” è un errore comune. Il progetto non è la fine: è l’inizio. È il momento in cui si decide come raggiungere l’obiettivo, con quali risorse, in quali tempi, con quale qualità.
Il risultato atteso! Non il miglior risultato possibile.
Perché parlo di “risultato atteso” e non di “miglior risultato possibile”? Perché un progetto non è un concorso di perfezione. È un impegno reciproco tra chi lo commissiona (lo sponsor, il cliente, gli stakeholder) e chi lo realizza (il team, il project manager, i fornitori).
Il successo di un progetto non si misura con l’eccezionalità del risultato, bensì con la coerenza rispetto agli accordi. Se vado in un centro commerciale e scelgo una TV, mi aspetto che mi venga consegnato esattamente quel modello, non “la migliore TV possibile”.
Lo stesso vale per un progetto: il valore sta nel rispettare ciò che è stato definito, nei tempi, nei costi e con la qualità pattuita.
Il progetto come contenitore di successo
Un progetto è il contenitore di tutto ciò che serve per raggiungere un obiettivo: strategie, strumenti, risorse, pianificazioni. Ma non basta metterli insieme. Serve ordine, sinergia, visione. Serve la capacità di vedere oltre, di anticipare problemi o scovarli e risolverli, ispirando altre persone a farlo. Ecco perché il project management non è solo una disciplina tecnica. È un’arte. L’arte di trasformare un’idea in realtà, senza perdere di vista ciò che conta davvero: il valore per chi ci ha dato fiducia.
Grazie del tuo tempo.
L.C.



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