secondo me…

Quanti possono essere gli amori di una vita?
Tratto dal quarto volume della sconfinata enciclopedia scritta da mia moglie, dal titolo “Le troppe cose che piace fare a mio marito”, la citazione che meglio mi rappresenta è: “A te sono troppi!”. Mia moglie è una donna fantastica. Ha il dono raro di osservare con affetto e ironia la mia instancabile curiosità per il mondo e voglia di fare e fare e fare.
Uno dei miei grandi amori è la vita in campagna. La amo perché è fatta di gesti concreti, di stagioni che insegnano pazienza, e di mille cose da sistemare. Ecco, “sistemare”: se dovessi riassumere la mia esistenza in una frase, forse direi semplicemente “ho passato la vita a sistemare cose”. E non lo dico con rassegnazione, ma con fierezza. Sistemare è dare forma, dare senso, dare continuità. È il filo rosso che collega l’uliveto, il garage, il foglio Excel e il cuore di un progetto.
Tra tutti gli amori, ce n’è uno che ha saputo trasformare il mio modo di pensare, lavorare e vivere stimolando la profonda necessità di raggiungere l’eccellenza, o quanto meno di inseguirla instancabilmente: il Project Management.
Quando l’ordine diventa passione
Ho incontrato il Project Management circa vent’anni fa, quando ero ancora libero professionista. Leggevo articoli che parlavano di progetti gestiti da “PM”, e già l’associazione di parole mi suonava bene. Scoprii presto che non si trattava solo di un mestiere, ma di una disciplina che mette ordine nel caos, che trasforma l’energia in direzione, e che dà dignità al processo, non solo al risultato.
In Italia, il Project Manager ha iniziato a emergere con forza solo nell’ultimo decennio. Prima era una figura tecnica, spesso confusa con il “capo commessa”, spesso anche definito “capo progetto”, tuttavia sempre identificato più come punto di riferimento che come manager vero e proprio.
Oggi il Project Manager è molto di più: è un regista strategico, un ponte tra visione, valore e mission. È colui che sa pianificare, motivare, gestire rischi e comunicare con chiarezza. È il custode della coerenza e il garante dell’obiettivo.
Ho dedicato a questo ruolo anni di studio, di lavoro, e di riflessione. Anche molte ore “non lavorative”, perché quando una passione ti prende, non ti chiede il permesso. Grazie agli insuccessi che arricchiscono l’esperienza, poi sono arrivati anche i successi, piccoli o grandi, cambia poco. Ciò che ti arricchisce è ciò che impari. La vera soddisfazione è sapere che ogni progetto ben gestito è un pezzo di mondo che funziona meglio.
Una convinzione che mi porto dentro
Se volete diventare Project Manager, tenete a mente questa definizione, che ho distillato da anni di letture, studio, esperienze, e pratica:
“Il Project Manager è la persona che ha il compito, solo a lui assegnato, di perseguire il raggiungimento degli obiettivi di un progetto.”
Semplice, chiara, potente. È una responsabilità che non si delega, non si improvvisa, e non si finge. È una chiamata all’azione, alla competenza, alla leadership.
La cultura del Project Management in Italia?
In questa nostra Italia, spesso criticata e pur sempre profondamente ricca di talento e bellezza, ho sentito spesso critiche relative al fatto che arriva sempre tutto in ritardo. Naturalmente non è vero!
Un antagonista buono del Project Manager in versione “resto del mondo” esiste dal 1994 in versione “Italiana” ed è la figura del RUP – Responsabile Unico del Procedimento. Oggi il RUP è il regista degli appalti pubblici, con responsabilità che spaziano dalla pianificazione alla sostenibilità, dalla legalità alla sicurezza. È una figura chiave per il buon uso delle risorse pubbliche, e come ha detto il presidente di ASSORUP, è “l’arbitro silenzioso di un mercato che vale quasi 272 miliardi l’anno”.
Il RUP e il Project Manager condividono una missione: Raggiungere gli obiettivi di progetto facendo bene le cose giuste.
In un mondo che spesso corre senza direzione, questa è una forma di amore. Un amore per il lavoro ben fatto, che da un grande valore al tempo ben speso, ricambiando la fiducia ben riposta di chi ti affida un progetto.
Grazie per il tuo tempo e a presto
L.C.



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