La regola del perfetto blogger (che ho felicemente infranto)

C’è la regola preferita.
C’è la regola che ti identifica di più.
C’è perfino la regola che si cita più spesso.
Poi c’è la regola del perfetto blogger: “sii costante”.
Ecco! Proprio quella.
Quella che ho infranto con la grazia di un elefante in una cristalleria.

Quando, un anno fa (o forse era due? Il tempo è un concetto fluido quando si tratta di buoni propositi), ho deciso di mettere su questo spazio, avevo un tumulto di cose da voler comunicare. Un vero e proprio barile di idee, concetti, verità, filosofie (e qualche dubbio esistenziale in omaggio). Sentivo dentro di me il bisogno impellente di condividere tutto. E dico tutto. Anche le riflessioni nate alle 3 di notte dopo aver mangiato troppo cioccolato fondente.

Diciamocelo, maledetti film americani…un po’ ti ci immagini ad avere il computer acceso sulla scrivania del tuo ufficio e te che scrivi un articolo alle 4 del mattino e che gia alle 7 i tuo lettori ti inviano notifiche…si si ..va proprio proprio cosi. Va beh, andiamo avanti.

Così ho cominciato a studiare. A leggere. A guardare video su “come diventare un blogger di successo” (spoiler: nessuno menziona le crisi di identità alle 17:42 del pomeriggio).
Tiri qualche somma, ti fai qualche idea e realizzi che ovunque leggi tante belle cose, spesso diversamente espresse, tuttavia simili e con una costante, ripetuta e regnante regola: “sii costante nel pubblicare”.

La mia reazione? Un misto tra panico, rassegnazione e voglia di altro cioccolato fondente (aspetto le 3 stanotte).
Perché, diciamocelo, è la regola più difficile da rispettare. Non perché manchi la voglia. Ma perché la vita, quella creatura dispettosa, si diverte a lanciarti addosso impegni, scadenze, e qualche serie TV. Una piccola digressione, con le serie TV partono i sensi di colpa, perche violi le sacre leggi degli uomini guru del diventare milionari. Le serie TV non rendono milionari! Salvo che tu non sia il produttore o l’attore principale della serie. Diciamocelo però dai…anche sapersi difendere dagli zombie un giorno potrebbe servire.

Così, per un motivo o per un altro, sono arrivato a scrivere questo articolo dopo la bellezza di sette mesi di totale assenza. Sette. Come i nani. Come i peccati capitali. Come le scuse che mi sono raccontato.
E parlando di scuse, eccone alcune delle mie preferite:
– “Beh, ma sto lavorando!” (come se il lavoro fosse una scusa valida per ignorare la mia vena creativa).
– “Eh, non riesco a star dietro a me stesso!” (che suona drammaticamente poetico, ma è solo la migliore autorizzazione morale del momento).
– E la mia preferita: “Se non ho almeno una mezz’ora utile, non mi ci metto neanche.” Che è meravigliosa, perché è la più frequente e la meno reale. Ci ridevo sopra ogni volta. E poi ci piangevo un po’, ma solo dentro.
Ma bando alle ciance. Vediamo se riesco a riprendere come si deve, a liberarmi di questi barili di pensieri, e a raccontarvi tutto. O almeno qualcosa. O almeno iniziare. Che già sarebbe un miracolo.

LC

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